"Ti paghiamo a 60 giorni": cosa rispondere (e quando accettare)

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"Ti paghiamo a 60 giorni": cosa rispondere (e quando accettare)

Team Freelancy · 6 settembre 2026 · 9 min di lettura

Preventivo accettato, prima fattura inviata. Tre giorni dopo, un'email da amministrazione@: "Vi informiamo che i nostri pagamenti sono a 60 giorni data fattura fine mese". Nessun punto interrogativo. Non te lo chiedono: te lo comunicano, come fosse l'orario di apertura. E tu, che con il referente avevi parlato di tutto tranne che di questo, ti ritrovi a decidere in cinque minuti se quel "60 giorni" è la regola del gioco o solo la loro proposta.

È la loro proposta. Per un freelance il pagamento a 60 giorni non è mai un dato di natura: è una condizione contrattuale, e per legge va pattuita per iscritto. Qui sotto trovi cosa dice la norma, quanto ti costa davvero e quattro risposte già scritte, una per ogni situazione, compresa quella in cui la cosa giusta è dire sì.

In breve

  • Tra imprese e professionisti il termine di legge è 30 giorni (D.Lgs. 231/2002). I 60 valgono solo se li avete messi per iscritto; oltre 60 servono una giustificazione e un equilibrio tra le parti.
  • "60 giorni fine mese" non sono 60: con una fattura del 2 del mese sono 88.
  • Un canone da 3.000 € al mese pagato a 60 giorni sono 6.000 € tuoi permanentemente in giro. INPS e imposte su quei soldi le versi comunque alle scadenze tue, non alle loro.
  • Quattro risposte: acconto, prezzo, canone sì / progetto no, oppure no. Tutte legittime, tutte a una email di distanza.
  • Accetta senza discutere solo se il cliente paga davvero a 60: azienda strutturata con portale fornitori, PA puntuale, cliente grande che non ha mai sgarrato.

Cosa dice la legge (e cosa non dice)

Il D.Lgs. 231/2002 regola i pagamenti tra imprese, professionisti e pubblica amministrazione. Tu, con la partita IVA, sei dentro. Le regole sono tre, in ordine di quanto contano:

TermineQuando vale
30 giorniSempre, se non avete scritto niente. Dal ricevimento della fattura, o dalla consegna se è successiva (art. 4).
Fino a 60 giorniSolo se pattuiti per iscritto. Un'email dell'amministrazione dopo la firma non è un patto: è una richiesta.
Oltre 60 giorniSolo se giustificati dalla natura del contratto e non "gravemente iniqui" per chi deve incassare. Altrimenti la clausola è nulla (art. 7).
Pubblica amministrazione30 giorni. 60 per la sanità.

Il rigo che ti interessa è il secondo. "Pattuito" vuol dire che esiste un documento in cui tu hai accettato i 60 giorni: il tuo preventivo, un contratto firmato, un ordine d'acquisto che hai confermato. Se il tuo preventivo dice 30 giorni e loro l'hanno accettato, i 30 giorni sono già il patto. L'email che arriva dopo sta chiedendo di cambiarlo. E una richiesta si può rifiutare.

"Fine mese + 60": fai il conto

"60 giorni data fattura fine mese" vuol dire: si va all'ultimo giorno del mese in cui hai emesso la fattura, e da lì si contano 60 giorni. Fattura del 2 aprile: fine mese è il 30, più 60 fa il 29 giugno. 88 giorni. Fattura del 28 aprile: 62 giorni. Il termine dipende dal giorno in cui fatturi, e chi ha scritto quella clausola lo sa benissimo. Su "90 giorni fine mese" il conto fa 118.

"RiBa 60 gg d.f.f.m.": traduzione dall'ordine d'acquisto

RiBa, ricevuta bancaria: non ti fanno un bonifico; la tua banca presenta l'incasso alla loro banca alla scadenza, e loro autorizzano il pagamento. Per un freelance è rara, di solito chiedi bonifico con la scadenza in fattura. 30/60/90 sono i giorni dalla data fattura (d.f.); f.m. vuol dire "fine mese", cioè si parte dall'ultimo giorno del mese, non dal giorno della fattura. Se nell'ordine leggi "90 gg d.f.f.m.", ti stanno proponendo fino a 120 giorni: rispondi prima di confermare, non dopo.

Pagamento a 60 giorni: quanto costa a un freelance

Nessuno ti dice di no. Ti dicono "60 giorni", e i soldi arrivano. Il costo è un altro: per tutto il tempo in cui lavori per quel cliente, hai una fetta di fatturato che è tua ma non è sul conto. Prendi un canone da 3.000 € al mese.

TermineFatture aperte in ogni momentoSoldi tuoi anticipati, sempre
30 giorni13.000 €
60 giorni26.000 €
60 giorni fine mese (fattura il 2)quasi 3circa 8.800 €
90 giorni fine mese (fattura il 2)quasi 4circa 11.800 €

Cifre arrotondate (3.000 € × giorni / 30). La parola che conta è "sempre": non è un ritardo una tantum, è una linea di credito che apri al cliente e che resta aperta finché lavorate insieme. A 60 giorni, 6.000 € che hai guadagnato e non puoi toccare. Se ti servono, li prendi in prestito: dalla banca, con interessi, o da te stesso, rimandando l'affitto.

Due effetti in più, che dall'ufficio amministrazione non si vedono.

L'INPS non aspetta i loro 60 giorni. Gli acconti della Gestione Separata si versano a luglio e a novembre, calcolati sull'anno prima, che le fatture di quest'anno siano state incassate o no. Con un cliente a 60 giorni, a luglio versi contributi mentre le fatture di maggio e giugno sono ancora aperte.

La soglia degli 85.000 € si sposta. Nel forfettario conta quello che incassi nell'anno, non quello che fatturi. Con i 60 giorni le fatture di novembre e dicembre finiscono nell'anno dopo: quest'anno ti sembra più leggero, il prossimo parte già con due mesi di incassi in più. Se sei vicino alla soglia è un effetto da calcolare prima di accettare, non da scoprire a gennaio: ne parliamo in cosa succede quando superi gli 85.000 €.

Le quattro risposte possibili

Dalla più morbida alla più netta. Tutte partono dallo stesso fatto: il preventivo accettato dice 30 giorni. Scegli in base al cliente, non all'imbarazzo.

a) Accetti, ma con un acconto

Grazie per l'informazione. Il preventivo che avete accettato prevede 30 giorni; posso arrivare a 60 sul saldo, con il 30% alla conferma dell'ordine. Se va bene, aggiorno il preventivo e vi mando la fattura dell'acconto.

È la risposta che usiamo più spesso. Il cliente ha i suoi 60 giorni sulla parte grossa, tu hai una prova immediata che il loro processo di pagamento funziona. Come impostare acconto e saldo senza sembrare rigido lo trovi in acconto e saldo: come non finanziare i tuoi clienti.

b) Accetti, con un prezzo diverso

Nessun problema a lavorare a 60 giorni: a 30 giorni il preventivo è 1.000 €, a 60 è 1.050 €. Mi dite quale preferite e aggiorno il documento.

Una maggiorazione del 3-5%, dichiarata e scritta. Non è una penale: è il prezzo del credito che gli stai facendo, e detto così lo capisce anche l'amministrazione. Spesso la risposta è "allora 30".

c) Accetti per il canone, non per il progetto

Sul canone annuale i 60 giorni vanno bene: le fatture sono regolari e so quando aspettarmele. Per i progetti singoli resto a 30 giorni dalla consegna.

Il costo lo conosci, è nella tabella sopra. Ma su un canone lo scambi con dodici mesi di lavoro certo e un flusso che dopo i primi due mesi diventa regolare. Un progetto singolo a 60 giorni è un incasso solo, che arriva due mesi dopo che hai finito, mentre sei già su altro.

d) Dici di no

Il mio standard è 30 giorni dalla fattura, ed è scritto nel preventivo che avete accettato. Resto volentieri su quello.

Netta, cortese, con un fatto in mezzo: il preventivo. Non stai negoziando, stai ricordando. Funziona più spesso di quanto pensi, perché chi ha mandato quell'email di solito non ha letto il preventivo e non ha nessuna voglia di riaprire una pratica per una fornitura da qualche migliaio di euro.

A uno di noi è successo con un'azienda che, a preventivo firmato, ha comunicato "pagamenti a 90 giorni fine mese". La risposta è stata una email sola, tre righe: il preventivo accettato prevede 30 giorni; posso arrivare a 60 con il 30% alla conferma. Hanno accettato in un'ora. Non perché la mail fosse scritta bene: nessun fornitore, prima, aveva mai chiesto.

Quando accettare senza discutere

Ci sono casi in cui discutere i 60 giorni costa più di quello che rende. Tre.

  • Aziende grandi con portale fornitori e date certe. Se il ciclo è "fattura caricata entro il 5, bonifico il 5 del secondo mese", i 60 giorni sono veri e puntuali. Le grandi imprese italiane pagano in media a 73 giorni (CRIBIS 2025): una che paga davvero a 60, per i loro standard, è un buon pagatore. Metti il termine nel preventivo, alza il prezzo del 3-5% se puoi, e fattura il 4.
  • PA che paga a 30-60 davvero. I termini della pubblica amministrazione li fissa la legge, non l'impiegato che ti risponde. Se l'ente li rispetta, non c'è niente da discutere.
  • Il cliente che vale il 30% o più del tuo fatturato e paga puntuale. Se in due anni non ha mai sgarrato di un giorno, i 60 giorni sono un dato con cui pianificare, non un rischio. Accetta, e sposta la conversazione sul prezzo invece che sui termini.

Quando è un segnale d'allarme

Il caso opposto: la piccola agenzia, lo studio da cinque persone, la startup con "un round in arrivo" che chiede 60 o 90 giorni. Non ha un portale fornitori. Non ha un ciclo di pagamento. Ha un problema di cassa e sta cercando chi glielo finanzia. Tu, senza garanzie e senza interessi, sei la linea di credito più comoda che abbia.

Il segnale non è "chiede 60 giorni". È la combinazione: struttura piccola, termini lunghi, nessuna spiegazione sul processo. Lì la risposta giusta è la (a) con un acconto più alto, o la (d). E se quel cliente poi paga in ritardo anche i 60 giorni, il calendario dei solleciti, gli interessi al 10,40% e i 40 € di indennizzo che ti spettano sono nella guida al cliente che non paga.

Il test che non sbaglia

Chiedi il 30% alla conferma. Chi ha una cassa e un processo lo paga in una settimana, magari brontolando. Chi ti sta usando come banca risponde "noi non facciamo acconti". Nessuna delle due risposte è un'offesa: è un'informazione, e l'hai avuta prima di lavorare.

Come far valere i 30 giorni con la fattura

La discussione sui termini si vince prima, ma si conferma con i documenti. Tre righe che mettiamo sempre.

  1. La scadenza in fattura, come data. "Scadenza: 4 maggio 2026", non "30 gg d.f.". Una data si legge, una sigla la interpretano loro. Se fatturi all'incasso, la scadenza va nella pro forma.
  2. Il riferimento al preventivo. "Come da preventivo n. 12 del 3 marzo, accettato il 5 marzo." Chi legge la fattura in amministrazione non ha visto la trattativa: gli stai dando il documento che chiude la discussione prima che inizi.
  3. Il promemoria a −3 giorni. Un'email neutra: "ti ricordo che la fattura 14 scade lunedì". Se i 30 giorni sono scritti ovunque ma non li ricordi tu, per l'amministrazione non esistono.

Dal giorno dopo la scadenza gli interessi di mora decorrono da soli: il calcolatore interessi di mora ti dà la cifra esatta da scrivere nel secondo sollecito. E se il cliente è uno di quelli che "non fanno acconti", metti nel preventivo anche sospensione del lavoro e proprietà dei file fino al saldo, che valgono solo se scritte: sono in le 7 clausole del contratto freelance.

Come lo facciamo in Freelancy

Nella scheda cliente, "Affidabilità di pagamento" mostra il ritardo medio reale sulle fatture di quel cliente. Così quando l'amministrazione scrive "60 giorni", sai se per loro 60 vuol dire 60 o vuol dire 95, e rispondi con un numero in mano invece che con una sensazione.

Gli errori che vediamo più spesso

Rispondere "va bene" in cinque minuti per non sembrare difficili

L'email sembra definitiva, il lavoro è già partito, non vuoi fare storie. Quel "va bene" però dura quanto il cliente: anni di fatture a 60 giorni per non aver scritto tre righe il primo giorno.

Non fare il conto del "fine mese"

Si legge 60, si accetta 60, si incassa a 88. Il conto va fatto sulla data in cui fatturi tu, e se il termine è fine mese, fattura l'ultimo giorno del mese, non il primo.

Accettare i 60 giorni e tenere il prezzo dei 30

Il costo del credito esiste, lo hai visto nella tabella. Se decidi di farlo, mettilo nel prezzo. Se non lo metti, lo stai regalando, e il cliente non lo sa nemmeno.

Discutere con la persona sbagliata

L'amministrazione applica una regola, non la decide. Il referente che ha approvato il tuo preventivo può cambiarla in un minuto. Rispondi mettendolo in copia: la conversazione cambia registro.

Lasciare i termini "a voce"

"Vediamo come va" non è un termine di pagamento. Qualunque cosa decidiate, acconto, maggiorazione o 30 giorni confermati, finisce in un preventivo aggiornato che il cliente accetta per iscritto. Tra sei mesi nessuno ricorderà la telefonata.

Domande frequenti

Il cliente può impormi il pagamento a 60 giorni?

No. Tra imprese e professionisti il termine di legge è 30 giorni; i 60 valgono solo se li hai accettati per iscritto. Un'email unilaterale dopo la firma non basta. Attenzione però: se confermi un ordine d'acquisto con "60 gg" stampato sopra, li hai accettati.

Ho firmato un contratto con 90 giorni. È valido?

Oltre i 60 giorni la clausola regge solo se giustificata dalla natura del contratto e non gravemente iniqua per te (art. 7 D.Lgs. 231/2002). Una fornitura di servizi da freelance raramente giustifica 90 giorni, ma per far dichiarare nulla una clausola serve un giudice. La strada corta è non firmarla.

Se accetto i 60 giorni perdo gli interessi di mora?

No. Gli interessi scattano dal giorno dopo la scadenza pattuita, quale che sia. Se hai accettato 60, maturano dal 61°, insieme ai 40 € di indennizzo.

"60 giorni data fattura" e "60 giorni fine mese" sono la stessa cosa?

No. Nel primo caso conti 60 giorni dalla data della fattura. Nel secondo vai prima all'ultimo giorno del mese e poi conti 60: con una fattura del 2 sono 88 giorni, con una del 28 sono 62.

Meglio chiedere l'acconto o alzare il prezzo?

L'acconto con i clienti nuovi o piccoli: è un test, oltre che un incasso. La maggiorazione con le aziende strutturate che pagano a 60 davvero: lì l'acconto spesso non passa dal loro processo, il 3-5% sul prezzo sì.


Aggiornato al 6 settembre 2026. Fonti: D.Lgs. 231/2002, art. 4 (termini di pagamento: 30 giorni di default, fino a 60 se pattuiti per iscritto, oltre 60 solo se giustificati) e art. 7 (nullità delle clausole gravemente inique per il creditore); CRIBIS, tempi medi di pagamento delle imprese italiane 2025 (grandi 73 giorni, medie 63, piccole 57, micro 50). Questo articolo non è una consulenza legale: prima di firmare termini oltre i 60 giorni o di contestare una clausola, parla con un avvocato.

Il passo successivo è mettere l'acconto nel preventivo standard, così la conversazione non nasce nemmeno: come impostarlo senza perdere il cliente.

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