
Fiscalità
Forfettario e lavoro dipendente: si può, ma con tre limiti da conoscere
Team Freelancy · 12 ottobre 2026 · 8 min di lettura
Forfettario e lavoro dipendente insieme: è la domanda di chi ha un contratto in agenzia o in azienda e la sera segue due clienti suoi. Finora hai fatto prestazioni occasionali con la ritenuta d'acconto, adesso i lavori aumentano e qualcuno ti chiede "ma perché non apri la partita IVA?". La risposta breve è sì, si può. Quella lunga ha tre limiti, e uno dei tre cambia dal 1° gennaio 2027.
In breve
- Puoi essere dipendente e avere la partita IVA in forfettario, se il reddito da lavoro dipendente dell'anno prima non supera 35.000 € (limite valido per il 2026).
- Dal 2027 il limite torna a 30.000 €, salvo proroga nella Legge di bilancio, e si guarda a quanto hai preso nel 2026.
- Non puoi fatturare in prevalenza al tuo datore di lavoro, attuale o degli ultimi due anni: se succede, esci dal forfettario l'anno dopo.
- Se lavori nella pubblica amministrazione serve il part-time fino al 50% o l'autorizzazione dell'ente.
- Da dipendente paghi la Gestione Separata al 24%, non al 26,07%.
In questo articolo
Forfettario e lavoro dipendente: il limite di reddito
La regola sta nella Legge 190/2014, art. 1, comma 57, lettera d-ter. Non può usare il forfettario chi, nell'anno precedente, ha avuto redditi di lavoro dipendente e assimilati sopra una certa soglia. La soglia base è 30.000 €. Le Leggi di bilancio 2025 e 2026 l'hanno alzata a 35.000 € per quei due anni.
| Anno in forfettario | Reddito da dipendente che conta | Limite |
|---|---|---|
| 2026 | quello del 2025 | 35.000 € |
| 2027, senza proroga | quello del 2026 | 30.000 € |
| 2027, con proroga | quello del 2026 | 35.000 € |
Al 12 ottobre 2026 la proroga per il 2027 non c'è. Se nel 2026 il tuo reddito da dipendente è tra 30.000 e 35.000 €, segui la manovra: ne parliamo nella pagina su cosa cambia nel forfettario 2027, che aggiorniamo a ogni passaggio.
Cosa conta, e cosa no
- Conta il reddito del CU, cioè il reddito fiscale da lavoro dipendente, non lo stipendio netto che vedi sul conto.
- Conta anche la pensione, che per il fisco è reddito da lavoro dipendente.
- Non conta se il rapporto è cessato nell'anno precedente, a patto che in quell'anno tu non abbia avuto una pensione o un altro lavoro dipendente ancora in corso (Agenzia delle Entrate, circolare 10/E/2016). Se ti sei licenziato a settembre 2025 e da allora lavori solo con la partita IVA, nel 2026 il limite non ti riguarda.
Un dettaglio che fa bene sapere: il reddito del forfettario non si somma allo stipendio per gli scaglioni IRPEF. Paga la sua imposta sostitutiva a parte. Resta però rilevante quando una norma guarda al tuo reddito per detrazioni, crediti o agevolazioni, come precisa l'Agenzia delle Entrate.
Il divieto di lavorare per il tuo datore di lavoro
La seconda regola è la lettera d-bis dello stesso comma. Escluso dal forfettario chi lavora prevalentemente per datori di lavoro con cui ha un rapporto in corso, o con cui l'ha avuto nei due anni precedenti. Vale anche per i soggetti "direttamente o indirettamente riconducibili" a quei datori, per esempio altre società dello stesso gruppo.
Serve a una cosa: impedire che un'azienda trasformi un dipendente in partita IVA per pagare meno. Nella prassi dell'Agenzia, "prevalentemente" vuol dire più del 50% dei ricavi dell'anno. La verifica si fa a fine anno e, se scatta, esci dal forfettario dall'anno successivo (circolare 9/E/2019, risposta 134/2019).
| Situazione | Forfettario |
|---|---|
| Sei dipendente dell'agenzia A e fatturi a tre clienti tuoi che non c'entrano con A | sì |
| Ti sei dimesso dall'agenzia A a marzo 2026 e da aprile fatturi ad A il 70% del totale | no: a fine 2026 scatta la causa, esci dal 2027 |
| Come sopra, ma ad A fatturi il 30% e il resto ad altri clienti | sì |
| Hai finito il praticantato obbligatorio e lavori soprattutto per lo studio dove l'hai fatto | sì, è l'eccezione prevista dalla norma |
Il caso più comune
Ti dimetti, e il tuo ex capo ti propone di continuare "da esterno", con una fattura al mese. Sembra perfetto. Ma se quella fattura vale più della metà dei tuoi ricavi, per due anni non è compatibile con il forfettario. Prima di accettare, conta quanti altri clienti hai davvero.
Cosa dice il tuo contratto (e se sei nella PA)
Se lavori nel privato
Il fisco ti lascia aprire la partita IVA. Il tuo contratto potrebbe no. L'art. 2105 del codice civile vieta al dipendente di trattare affari in concorrenza con il datore di lavoro, per conto proprio o di terzi. Il social media manager di un'agenzia che segue di sera i clienti di un'altra agenzia è esattamente il caso. Leggi il contratto e il CCNL: cerca clausole di esclusiva o di non concorrenza. Secondo noi, se il lavoro è vicino a quello che fai in ufficio, conviene dirlo al datore prima di aprire, non dopo.
Se lavori nella pubblica amministrazione
Qui le regole sono più strette. A tempo pieno, o con un part-time sopra il 50%, l'art. 53 del D.Lgs. 165/2001 permette solo incarichi autorizzati dalla tua amministrazione, non un'attività stabile con partita IVA. Con un part-time fino al 50% dell'orario, la Legge 662/1996 (art. 1, comma 56) consente un'attività autonoma, purché non sia in conflitto di interessi con il tuo ufficio. In tutti i casi controlla il regolamento del tuo ente e metti tutto per iscritto.
Contributi: perché paghi il 24%
Come dipendente versi già i contributi tramite il datore di lavoro. Con la partita IVA ti iscrivi anche alla Gestione Separata INPS, ma con un'aliquota più bassa: per il 2026 la circolare INPS n. 8 fissa il 24% per chi è già assicurato presso un'altra previdenza obbligatoria o è pensionato, contro il 26,07% di chi ha solo la partita IVA.
Nell'F24 la differenza si vede nella causale: P10 per l'aliquota ridotta, PXX per quella piena. Le trovi nella guida all'F24 del forfettario. Come funziona la Gestione Separata, con minimale e accrediti, è nella guida sui contributi INPS per i forfettari.
Come lo facciamo in Freelancy
In Finanza → Fiscale imposti coefficiente, aliquota e contributi una volta. Da lì il widget "Da accantonare" ti dice quanto mettere da parte a ogni incasso della partita IVA, separato dallo stipendio. E con il timer vedi quante ore della sera ti costa ogni cliente, per capire se il lavoro extra vale davvero la pena.
Un esempio con i numeri
Un esempio, non un caso reale. Una grafica dipendente con 24.000 € di reddito da lavoro nel 2025, sotto i 35.000 €. Nel 2026 incassa 18.000 € con la partita IVA, coefficiente 78%. Calcolo a regime, cioè supponendo che i contributi dedotti siano quelli dello stesso anno. Numeri arrotondati.
| Voce | INPS al 24% | INPS al 26,07% |
|---|---|---|
| Ricavi incassati | 18.000 € | 18.000 € |
| Reddito imponibile (78%) | 14.040 € | 14.040 € |
| Contributi INPS | 3.370 € | 3.660 € |
| Imposta sostitutiva al 15% | 1.601 € | 1.557 € |
| Resta netto | 13.029 € | 12.783 € |
Con l'aliquota ridotta le restano circa 250 € in più l'anno. Se ha i requisiti delle nuove attività e paga il 5% invece del 15%, l'imposta scende a circa 530 € e il netto sale a circa 14.100 €. Le condizioni per il 5% sono nella guida su come aprire la partita IVA: attenzione al requisito della "mera prosecuzione", che riguarda proprio chi fa da freelance lo stesso lavoro che faceva da dipendente.
Il coefficiente dipende dal tuo codice ATECO: se non sai se sei al 78% o al 67%, parti dalla guida sul coefficiente di redditività.
Gli errori che vediamo più spesso
Guardare lo stipendio netto
Il limite si misura sul reddito del CU. Con 2.000 € netti al mese per tredici mensilità si può essere già sopra i 30.000 € che tornano nel 2027.
Lavorare per l'ex datore "solo per qualche mese"
La prevalenza si guarda sull'anno intero. Tre mesi di fatture grosse all'ex datore, in un anno con pochi altri clienti, bastano a superare il 50%.
Pagare il 26,07% senza motivo
Se sei dipendente hai diritto all'aliquota ridotta. Dillo al commercialista e controlla la causale nell'F24.
Aprire senza leggere il contratto
Il fisco dice sì, il datore può dire no. Un'attività in concorrenza può costarti il posto, e nella PA un'attività non autorizzata ha conseguenze serie.
Domande frequenti
Posso aprire la partita IVA forfettaria se sono dipendente a tempo pieno?
Nel privato sì, se il reddito da dipendente dell'anno prima è entro il limite e il contratto non lo vieta. Nella pubblica amministrazione, a tempo pieno, di norma no: sono ammessi solo incarichi autorizzati.
Mi sono licenziato quest'anno: il limite dei 35.000 € vale per me l'anno prossimo?
No, se il rapporto è cessato nell'anno e non hai avuto una pensione o un altro lavoro dipendente in corso. In quel caso la soglia non si applica.
Posso fatturare all'azienda in cui lavoro?
Sì, ma non in prevalenza. Se più della metà dei tuoi ricavi dell'anno viene dal tuo datore, attuale o degli ultimi due anni, dall'anno dopo esci dal forfettario.
Il reddito della partita IVA fa salire le tasse sul mio stipendio?
No, il reddito forfettario paga l'imposta sostitutiva a parte e non si somma allo stipendio per gli scaglioni IRPEF. Conta però per alcune detrazioni e agevolazioni legate al reddito.
Aggiornato al 12 ottobre 2026. Fonti: Legge 190/2014, art. 1, comma 57, lettere d-bis e d-ter; Legge di bilancio 2026 (L. 199/2025); Agenzia delle Entrate, scheda sul regime forfetario, circolare n. 10/E del 2016, circolare n. 9/E del 2019 e risposta n. 134 del 2019; INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026; D.Lgs. 165/2001, art. 53; Legge 662/1996, art. 1, comma 56; codice civile, art. 2105. Non è una consulenza fiscale né legale: per la tua situazione senti il tuo commercialista e, per il contratto, l'ufficio del personale o un consulente del lavoro.
Vuoi sapere quanto ti resta della partita IVA, stipendio a parte? Fai i conti con il calcolatore del netto forfettario.