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Aprire partita IVA da freelancer nel 2026: la guida senza burocratese
Team Freelancy · 6 settembre 2026 · 15 min di lettura
Un cliente ti scrive: "perfetto, mi mandi la fattura?". Tu una fattura non ce l'hai. Hai un preventivo e un IBAN. È in quel momento che si decide di aprire partita IVA. Non quando ti senti pronto, non quando hai finito il corso: quando qualcuno vuole pagarti e tu non hai niente da mandargli.
A chi ha costruito Freelancy è andata esattamente così. Il commercialista ha sistemato tutto in una settimana. La parte difficile è arrivata a luglio dell'anno dopo, con un F24 che nessuno gli aveva spiegato. Questa guida serve a farti arrivare a quel luglio sapendo già cosa succede.
In breve
- La partita IVA si apre con il modello AA9/12 all'Agenzia delle Entrate, entro 30 giorni dall'inizio dell'attività. Online è gratis, con il commercialista costa 100-300 €.
- Nel modello scegli il codice ATECO e il regime forfettario: 15% di imposta, 5% per i primi cinque anni se è davvero una nuova attività.
- Poi ti iscrivi alla Gestione Separata INPS e prendi un software per la fattura elettronica, obbligatoria dal 2024.
- Tenerla aperta costa 500-1.400 € l'anno. Le tasse sono un'altra storia, e arrivano tutte insieme il secondo anno.
- Apri un secondo conto e sposta lì il 35% di ogni incasso dal primo giorno. È la regola che conta davvero.
In questo articolo
- Quando si apre davvero
- I requisiti del forfettario nel 2026
- Il codice ATECO
- 5% o 15%: i tre requisiti
- La procedura passo per passo
- Cosa costa aprire partita IVA e tenerla aperta
- La prima fattura
- I primi 90 giorni
- Il primo anno e il secondo
- Quando non conviene aprire
- Come si chiude
- Gli errori che vediamo più spesso
- Domande frequenti
Quando si apre davvero
La domanda "quando devo aprire la partita IVA?" ha una risposta noiosa e una vera. Quella noiosa: quando l'attività è abituale, cioè continuativa, anche se piccola. Quella vera: quando hai il primo cliente che paga. Non il primo che ti chiede un preventivo. Il primo che ha detto sì e vuole la fattura.
Prima di quel momento, aprire è un costo senza ricavo. Dopo, non aprire è un problema: non puoi fatturare, il cliente non può scaricare la spesa, e stai lavorando in nero senza volerlo.
La prestazione occasionale viene proposta come alternativa "per iniziare". Serve per un lavoro ogni tanto, senza continuità. Se hai un canone mensile o un cliente che torna ogni mese, non è occasionale, e chiamarla così non la rende tale. Al secondo cliente che torna, apri.
Non sei solo: nel 2025 sono state aperte 500.341 nuove partite IVA in Italia, e 242.529 hanno scelto il forfettario (48,5%). Il 50,2% ha meno di 35 anni. È la strada normale di chi inizia da freelancer.
I requisiti del forfettario nel 2026
Il forfettario è il regime che quasi tutti i freelancer del digitale scelgono all'apertura: niente IVA in fattura, niente ritenuta, una sola imposta al posto dell'IRPEF. Per entrarci nel 2026 devi rispettare quattro condizioni, confermate dalla Legge di bilancio 2026.
| Requisito | Limite 2026 | Cosa vuol dire per te |
|---|---|---|
| Ricavi dell'anno precedente | ≤ 85.000 € | Chi apre adesso parte da zero, quindi è dentro. Il limite si riproporziona ai giorni se apri in corso d'anno. |
| Spese per dipendenti e collaboratori | ≤ 20.000 € | Se lavori da solo o con qualche freelancer a fattura, non ti riguarda. |
| Reddito da lavoro dipendente dell'anno precedente | ≤ 35.000 € | Se nel 2025 eri assunto e hai preso più di 35.000 € lordi, nel 2026 non puoi entrare. |
| Ex datore di lavoro | — | Non puoi fatturare in prevalenza a chi ti aveva assunto negli ultimi due anni. |
L'ultima riga è quella che frega chi "si mette in proprio" restando di fatto nello stesso ufficio. Se il tuo primo cliente è l'azienda che ti ha appena lasciato andare, e sarà anche l'unico, il forfettario non è per te. Ne parliamo più avanti, in quando non conviene aprire.
Il limite è sui ricavi incassati, non sulle fatture
Il forfettario funziona per cassa: contano i soldi entrati nell'anno. Una fattura di dicembre pagata a gennaio va nell'anno dopo. Per chi apre oggi è un dettaglio, ma è la logica che ti accompagna per tutta la vita da freelancer. I conti completi sono in regime forfettario: quanto ti resta davvero.
Il codice ATECO
Nel modello di apertura devi indicare un codice ATECO, cioè la categoria in cui lo Stato classifica il tuo lavoro. Sembra un dettaglio anagrafico. Non lo è: dal codice dipende il coefficiente di redditività, la percentuale del fatturato su cui paghi tasse e INPS.
Per le attività professionali (consulenza, marketing, design, fotografia, formazione) il coefficiente è il 78%. Per software, produzione video e attività artistiche è il 67%. Su 40.000 € di fatturato, la differenza vale circa 1.600 € l'anno di tasse e contributi. Ogni anno, finché non cambi codice.
Non scegliere il codice "che suona meglio" o quello che ha usato un amico. Scegli quello che descrive davvero cosa fai, e verifica il coefficiente prima di firmare. La mappa completa è in coefficiente di redditività e codice ATECO per le professioni digitali. Se fai social media, il caso specifico (73.11 o 70.22, entrambi al 78%) è in che codice ATECO usare da social media manager. Puoi anche avere più codici, uno principale e altri secondari.
5% o 15%: i tre requisiti
L'imposta sostitutiva del forfettario è il 15%. Scende al 5% per i primi cinque periodi d'imposta se la tua è una nuova attività. "Nuova" ha un significato preciso, e sono tre condizioni insieme:
- Non hai esercitato un'attività d'impresa o professionale nei tre anni precedenti, nemmeno con un'altra partita IVA.
- L'attività non è la prosecuzione di un lavoro che facevi già da dipendente o autonomo. Fa eccezione la pratica obbligatoria per accedere a una professione.
- Se rilevi l'attività di qualcun altro, i suoi ricavi dell'anno prima devono essere sotto 85.000 €.
La seconda è quella su cui si discute. Se eri social media manager in un'agenzia e apri da social media manager con gli stessi clienti, è prosecuzione. Se eri commesso e apri da fotografo, no. In mezzo ci sono le sfumature, e il commercialista serve proprio qui: prima di aprire, non dopo.
Quanto vale il 5%? Tanto. Con coefficiente 78% e Gestione Separata:
| Fatturato annuo | Imposta al 15% | Imposta al 5% | Risparmio annuo | In 5 anni |
|---|---|---|---|---|
| 30.000 € | 2.595 € | 865 € | 1.730 € | 8.650 € |
| 50.000 € | 4.325 € | 1.442 € | 2.883 € | 14.400 € |
Numeri arrotondati, a regime, con i contributi INPS già dedotti. A 50.000 € il 5% vale una macchina usata. Non è una cosa da lasciare al caso.
Il mese in cui apri conta
I cinque anni di 5% si contano per periodi d'imposta, compreso quello di apertura. Se apri il 15 dicembre, hai bruciato un anno intero di 5% per due settimane di lavoro. Se puoi aspettare gennaio, aspetta. Se il cliente paga a dicembre, apri e basta: un cliente perso costa più di un anno di 5%.
La procedura passo per passo
La parte che spaventa, e che in realtà è la più semplice. Sei passaggi, e il primo è l'unico con una scadenza di legge.
| # | Cosa fai | Dove | Quando | Costo |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Compili il modello AA9/12: dati anagrafici, codice ATECO, indirizzo dell'attività (va bene casa tua). Nel quadro B barri il regime forfettario. | Portale Agenzia delle Entrate (con SPID) o commercialista | Entro 30 giorni dall'inizio dell'attività | 0 € online, 100-300 € con il commercialista |
| 2 | Ti iscrivi alla Gestione Separata INPS come professionista senza cassa. | Sito INPS, con SPID | Subito dopo l'apertura | 0 € |
| 3 | Attivi un software di fattura elettronica collegato allo SDI. | Aruba, Fatture in Cloud o quello del commercialista | Prima della prima fattura | 30-100 €/anno |
| 4 | Attivi una PEC. Facoltativa per i professionisti senza albo, ma serve per notifiche e per le diffide ai clienti che non pagano. | Qualsiasi gestore | Quando vuoi | 5-10 €/anno |
| 5 | Apri un secondo conto per le tasse. Non serve un conto "business": basta che sia separato. | La tua banca o una online | Prima del primo incasso | 0-10 €/mese |
| 6 | Scegli se fare da solo o con un commercialista. Si può fare da soli, ma il primo anno noi lo sconsigliamo. | — | Prima di aprire, se fa lui il modello | 400-1.000 €/anno |
I 30 giorni partono dal primo atto dell'attività: la prima fattura, il primo contratto firmato, il primo lavoro consegnato. Non dal giorno in cui "hai deciso". Ma non c'è motivo di aspettare: online ci vogliono venti minuti. Al commercialista servono codice fiscale, documento, indirizzo, codice ATECO e data di inizio: una mail. La settimana di cui parlavamo all'inizio era in buona parte attesa.
Il modello non ti iscrive all'INPS
L'AA9/12 apre la partita IVA all'Agenzia delle Entrate. L'iscrizione alla Gestione Separata è un passaggio separato sul sito INPS, e va fatto da te (o dal commercialista). Aliquota 2026: 26,07% sul reddito imponibile (circolare INPS 8/2026). È il costo più grosso di tutta la partita IVA, e ne parliamo in INPS Gestione Separata: quanto costa davvero.
Cosa costa aprire partita IVA e tenerla aperta
Le tasse dipendono da quanto incassi. I costi fissi no: quelli li paghi anche se fatturi zero. Ecco cosa spende un freelancer forfettario in un anno, escluse tasse e contributi.
| Voce | Costo | Note |
|---|---|---|
| Apertura (modello AA9/12) | 0-300 € | Una tantum. Gratis se lo fai tu online. |
| Commercialista | 400-1.000 €/anno | Dichiarazione, F24, controllo soglie. Gli online partono da circa 320 €. |
| Software di fatturazione elettronica | 30-100 €/anno | Obbligatorio dal 2024. Aruba 29,90 €, Fatture in Cloud 48-96 €. |
| PEC | 5-10 €/anno | Facoltativa, consigliata. |
| Bollo sulle fatture | 2 € a fattura | Solo sopra 77,47 €. Con 12 fatture al mese, 288 € l'anno. |
| Totale primo anno | 500-1.400 € | Più i tuoi strumenti di lavoro. |
È meno di quanto si pensa. Il costo vero della partita IVA non è tenerla aperta: sono INPS e imposta, che a 40.000 € di fatturato valgono circa 11.500 € l'anno con il 15%, 9.200 € con il 5%. Fai il tuo conto con il calcolatore netto forfettario.
La prima fattura
Torniamo al cliente che l'ha chiesta. La fattura forfettaria è la più semplice che esista: quattro cose che devono esserci e due che non devono.
Ci devono essere:
- I tuoi dati con partita IVA, quelli del cliente, numero e data, descrizione del lavoro e importo.
- La dicitura: "operazione senza applicazione dell'IVA ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, L. 190/2014". La mettono i software da soli quando scegli il regime.
- Il bollo da 2 € se l'importo supera 77,47 €. Nella fattura elettronica è "virtuale": lo segni e lo versi ogni trimestre con un F24.
- L'invio allo SDI, il sistema dell'Agenzia delle Entrate. Il software lo fa in un clic con il codice destinatario o la PEC del cliente.
Non ci devono essere: l'IVA (non la applichi e non la scarichi) e la ritenuta d'acconto (il cliente ti paga l'importo pieno). Se il cliente chiede "e la ritenuta?", la risposta è "sono in forfettario, non si applica".
Ultima cosa, la più utile: per i professionisti la fattura si emette al momento dell'incasso. Prima mandi un avviso di parcella (o pro forma), il cliente paga, tu fatturi. Così non anticipi bollo e tasse su soldi che non hai visto, e se il cliente sparisce non hai una fattura da stornare.
I primi 90 giorni
La partita IVA è aperta, la prima fattura è partita. Adesso viene la parte che decide come andrà il secondo anno. Tre cose, nei primi tre mesi.
Un preventivo standard, con acconto e clausole
Scrivi una volta un preventivo che poi riusi: cosa fai, cosa non fai, quanto costa, quante revisioni sono incluse, quando si paga. Metti un acconto del 30-50% alla firma e il saldo alla consegna, con un termine (30 giorni, non "quando puoi"). Chi non mette l'acconto nel primo preventivo non lo metterà mai.
Il conto tasse al 35%
Ogni bonifico che entra, il 35% va sull'altro conto lo stesso giorno. Perché il 35% e non il 30% di chi è a regime? Perché il primo anno non versi niente, e il secondo paghi il primo anno più l'acconto del secondo. Il 35% ti costruisce il cuscino. Se a fine secondo anno avanza, è tuo.
Una routine mensile di 10 minuti
L'ultimo venerdì del mese: fatture incassate, fatture da incassare e da quanti giorni, totale dell'anno rispetto agli 85.000 €, saldo del conto tasse. È la differenza tra sapere come stai e scoprirlo a luglio dal commercialista.
Come lo facciamo in Freelancy
All'iscrizione ti chiediamo professione e regime: da lì Freelancy imposta coefficiente e aliquota e li tiene nella sezione Fiscale, con la proiezione sugli 85.000 € a fine anno. Ogni volta che segni una fattura come incassata, il widget "Da accantonare" ti dice quanto spostare sul conto tasse. La routine dei 10 minuti diventa un'occhiata alla Dashboard.
Il primo anno e il secondo
Il primo anno di partita IVA è ingannevole. Non paghi acconti, perché il fisco non sa ancora quanto guadagnerai. Paghi i bolli, il commercialista, il software. Sembra che il forfettario sia quasi gratis.
Poi arriva luglio del secondo anno. Nella stessa scadenza paghi il saldo di INPS e imposta del primo anno e il primo acconto del secondo: l'80% dei contributi dell'anno prima e il 100% dell'imposta, metà a luglio e metà a novembre. Su 40.000 € con il 5%, sono circa 17.800 € in un anno, più di tre quarti a luglio.
Chi ha costruito Freelancy, quel luglio, aveva speso tutto. Il commercialista aveva fatto un lavoro perfetto: nessuno però gli aveva detto di mettere via i soldi prima. È il motivo per cui il conto al 35% sta nei primi 90 giorni, non nel secondo anno.
Il meccanismo degli acconti, con le date del 2026 e la rateizzazione, è spiegato in acconti di luglio e novembre: perché arrivano "a sorpresa". Tutto quello che devi fare mese per mese, dal giorno dell'apertura al primo F24, è nella checklist del primo anno di partita IVA.
Quando non conviene aprire
Il forfettario è il regime giusto per la maggior parte di chi legge questo blog. Non per tutti. Tre casi in cui secondo noi serve un conto in più.
Hai un lavoro dipendente sopra i 35.000 €
Non puoi entrare nel forfettario. Puoi aprire in regime ordinario, ma con IVA, ritenuta, contabilità vera e IRPEF sommata allo stipendio. Per un'attività secondaria da qualche migliaio di euro spesso non ha senso. Sotto i 35.000 € invece puoi aprire e restare dipendente.
Hai spese reali molto alte
Il forfettario ti riconosce il 22% di spese (con coefficiente 78%) e non un euro di più. Se affitti uno studio, compri attrezzatura costosa o paghi collaboratori, le spese vere possono superare quel 22%. In quel caso l'ordinario, dove scarichi tutto, può convenire. È un conto da fare con il commercialista, con numeri veri.
Hai un solo cliente ed è il tuo ex datore di lavoro
Qui non è solo il forfettario a non andare: è la situazione. Un solo cliente che era il tuo capo fino a ieri è un rapporto di lavoro dipendente travestito, e il fisco lo sa. Se è davvero l'unica strada, apri in ordinario e cerca il secondo cliente prima possibile.
Come si chiude
Se cambi idea, la partita IVA si chiude con lo stesso modello AA9/12, barrando "cessazione", entro 30 giorni dalla fine dell'attività. Online, gratis. Poi chiudi la posizione INPS e fai l'ultima dichiarazione l'anno dopo. Niente penali per chiudere presto, niente costi per tenerla aperta a zero fatturato, a parte il commercialista se lo hai. Non è una porta a senso unico: è un modulo.
Gli errori che vediamo più spesso
Aspettare di "sentirsi pronti"
Mesi passati a leggere guide (anche questa) mentre un cliente aspettava la fattura. La partita IVA non è una laurea. Si apre quando serve, si impara mentre si usa.
Scegliere il codice ATECO in due minuti
È l'unica scelta dell'apertura che ha effetti economici per anni. Copiare un amico può costare 1.000-1.600 € l'anno di coefficiente sbagliato. Si può cambiare dopo, ma è un'altra pratica e nel frattempo hai pagato.
Non aprire il secondo conto
"Li tengo a mente." Nessuno li tiene a mente. Un conto unico dove entrano i bonifici dei clienti ed escono affitto e spesa non ti dirà mai quanto di quello che vedi è tuo. Il secondo conto è la cosa più importante di questa guida, e costa zero.
Credere che il primo anno sia rappresentativo
Il primo anno fatturi 40.000 € e ti restano 39.000. Il secondo fatturi 40.000 € e te ne restano 23.000, perché paghi due anni. Chi non lo sa pensa che il secondo anno sia "andato male". Era il primo a essere finto.
Domande frequenti
Posso aprire partita IVA da solo, senza commercialista?
Sì. Il modello AA9/12 si compila online sul portale dell'Agenzia delle Entrate con lo SPID, gratis, in venti minuti, e la partita IVA è attiva subito. Il punto non è aprire, è la dichiarazione dell'anno dopo e il calcolo degli acconti: lì il primo anno un commercialista lo consigliamo, poi decidi tu.
Serve un conto corrente dedicato per la partita IVA?
Per i professionisti in forfettario non è obbligatorio un conto "business". Serve però, per la tua sanità mentale, un conto separato dove mettere il 35% degli incassi. Un conto online gratuito basta.
Posso aprire partita IVA mentre sono dipendente?
Sì, se il tuo reddito da dipendente dell'anno prima è sotto i 35.000 € e il contratto non lo vieta (leggi la clausola di esclusiva, se c'è). Nel pubblico impiego serve l'autorizzazione.
Il 5% lo decido io o lo decide il commercialista?
Lo decidi tu, dichiarandolo nel modello di apertura, e ne rispondi tu. Il commercialista ti dice se hai i requisiti. Se non li hai e lo applichi lo stesso, l'Agenzia delle Entrate può chiederti la differenza con sanzioni. Nel dubbio, il 15% è la scelta sicura.
Aggiornato al 9 settembre 2026. Fonti: Agenzia delle Entrate, modello AA9/12 e istruzioni; L. 190/2014, art. 1 commi 54-89 (regime forfettario); Legge di bilancio 2026 (conferma soglie 85.000 € e 35.000 €); circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 (aliquote Gestione Separata); Dipartimento delle Finanze, Osservatorio sulle partite IVA 2025. Questo articolo è una guida pratica, non una consulenza fiscale: i requisiti del 5% e la scelta del codice ATECO vanno verificati con il tuo commercialista per il tuo caso specifico.
Hai appena aperto? La checklist del primo anno di partita IVA ti dice cosa fare mese per mese, fino al primo F24.