Regime forfettario: quanto ti resta davvero in tasca (con i conti a 30k, 50k e 80k)

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Regime forfettario: quanto ti resta davvero in tasca (con i conti a 30k, 50k e 80k)

Team Freelancy · 6 settembre 2026 · 14 min di lettura

Sei a cena con amici che lavorano da dipendenti. Uno ti chiede quanto guadagni. Tu dici "quest'anno faccio 50.000, regime forfettario". Lui fa una faccia, perché lui ne prende 32.000 lordi e pensa che tu stia benissimo. Il punto è che non lo sai nemmeno tu quanto guadagni davvero. Sai quanto fatturi. È una cosa diversa.

Questa è la guida che avremmo voluto leggere il primo anno di partita IVA. Non spiega cos'è il regime forfettario, quello lo trovi ovunque. Spiega quanto di quello che fatturi è tuo, perché il secondo anno fa più male del primo e come non farsi sorprendere a luglio e a novembre.

In breve

  • Se sei un professionista in Gestione Separata con coefficiente 78%, di quello che fatturi te ne resta circa il 71% con l'imposta al 15%, circa il 77% con l'imposta al 5% dei primi 5 anni.
  • Il costo più grosso non è l'imposta: è l'INPS, che pesa più del doppio.
  • Il primo anno paghi quasi niente. Il secondo paghi il primo anno più l'anticipo del secondo. È lì che la gente si fa male.
  • Regola pratica: metti via il 30% di ogni incasso il giorno che entra. Non a fine mese.

I tre numeri che devi conoscere

Il forfettario viene raccontato come "paghi il 15%" (o il 5% i primi cinque anni). È vero, ma è la parte piccola della storia. Per sapere quanto ti resta ti servono tre numeri, e uno solo di questi è il 15%.

1. Il coefficiente di redditività

Lo Stato non ti chiede quante spese hai. Decide lui, in base al tuo codice ATECO, quale percentuale del tuo fatturato è "reddito". Per quasi tutte le professioni digitali e di consulenza (marketing, design, fotografia, consulenza, formazione) il coefficiente è il 78%. Per chi sviluppa software o produce video il codice ricade tra le "altre attività" e il coefficiente è il 67%.

Tradotto: se fatturi 50.000 € con coefficiente 78%, per il fisco hai guadagnato 39.000 €. I 11.000 € di differenza sono le spese che lo Stato presume tu abbia avuto, che tu le abbia avute o no. Se lavori da casa con un portatile, il coefficiente ti conviene. Se affitti uno studio e hai attrezzatura costosa, forse no.

Se non sei sicuro del tuo, abbiamo scritto una guida dedicata: coefficiente di redditività e codice ATECO per le professioni digitali.

2. L'aliquota INPS

È il numero che nessuno ti dice all'inizio. Se sei un professionista senza cassa di categoria (quindi non sei avvocato, architetto, ingegnere, medico e simili) sei iscritto alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 l'aliquota è il 26,07% del reddito imponibile, cioè del fatturato per il coefficiente.

Rileggi: 26,07%. Contro il 15% (o 5%) dell'imposta. L'INPS costa quasi il doppio dell'imposta, e nei primi cinque anni oltre cinque volte tanto. Quando qualcuno dice "il forfettario è il regime del 15%", sta dimenticando il pezzo più grosso.

Se hai una cassa professionale (ad esempio Inarcassa, Cassa Forense) le regole cambiano e i numeri di questo articolo non valgono per te: il principio sì, le percentuali no.

3. L'imposta sostitutiva

Qui sì, è il 15%. Scende al 5% per i primi cinque anni se apri una nuova attività e non è la prosecuzione di un lavoro che facevi già (da dipendente o con un'altra partita IVA). Si chiama "sostitutiva" perché sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali. Niente IVA in fattura, niente ritenuta d'acconto.

Un dettaglio che fa la differenza: l'imposta non si calcola sul 78% secco. Si calcola sul 78% meno i contributi INPS che hai versato nell'anno. È l'unica deduzione che il forfettario ti concede, ed è importante ricordarsela perché cambia i conti del primo anno, quando di INPS non hai ancora versato niente.

Il calcolo, passo per passo

Prendiamo il caso più comune tra chi legge questo blog: social media manager, consulente, designer, fotografo. Coefficiente 78%, Gestione Separata, imposta al 15%, attività a regime (quindi non il primo anno). Fatturato: 50.000 €.

PassaggioCalcoloImporto
Fatturato incassato50.000 €
Reddito imponibile INPS50.000 × 78%39.000 €
Contributi INPS39.000 × 26,07%10.167 €
Reddito imponibile imposta39.000 − 10.16728.833 €
Imposta sostitutiva28.833 × 15%4.325 €
Netto che ti resta50.000 − 10.167 − 4.32535.508 €

Il 71% del fatturato. Con l'imposta al 5%, l'imposta scende a 1.442 € e il netto sale a 38.391 €, il 77%.

Su 50.000 € fatturati, 14.500 € se ne vanno. E attenzione: "netto" qui vuol dire prima delle tue spese vere. Il commercialista, il software, il computer, l'abbonamento a Freelancy, il coworking, la macchina. Quelle le paghi con i 35.508, non con i 50.000.

Fallo con i tuoi numeri

Abbiamo messo questo calcolo in un calcolatore netto forfettario gratuito: inserisci fatturato, coefficiente e anno di attività e vedi INPS, imposta, netto e quanto mettere via per ogni 1.000 € che incassi.

Quanto ti resta a 30k, 50k e 80k

Stessa ipotesi (78%, Gestione Separata, a regime), tre livelli di fatturato. Numeri arrotondati.

FatturatoINPSImposta 15%Netto (15%)Netto (5%)Netto mensile (15%)
30.000 €6.100 €2.595 €21.305 € (71%)22.935 € (76%)1.775 €
50.000 €10.167 €4.325 €35.508 € (71%)38.391 € (77%)2.959 €
80.000 €16.268 €6.920 €56.812 € (71%)61.425 € (77%)4.734 €

Due cose saltano all'occhio.

La prima: la percentuale non cambia. Che tu fatturi 30 o 80, ti resta il 71%. Il forfettario è piatto: non ha scaglioni. È il motivo per cui conviene tanto a chi guadagna bene e poco a chi guadagna poco (a 30.000 € un dipendente con le detrazioni paga meno di così, in proporzione).

La seconda: il 5% dei primi cinque anni vale circa il 6% del fatturato. A 50.000 € sono quasi 3.000 € l'anno. Cinque anni, 15.000 €. Se stai per aprire la partita IVA e hai dubbi sul requisito della "nuova attività", vale la pena farseli chiarire prima, non dopo.

Con coefficiente 67% (sviluppatori, videomaker) i numeri migliorano: a 50.000 € il netto sale a circa 37.550 € con il 15% e 40.000 € con il 5%. Il coefficiente più basso vale circa 2.000 € l'anno. Un motivo in più per scegliere bene il codice ATECO.

Perché il secondo anno fa male

Questa è la parte che i calcolatori online non ti raccontano, e che invece decide se arrivi sereno a novembre o no.

Il primo anno di partita IVA, il fisco non sa ancora quanto guadagni. Quindi non ti chiede acconti. Paghi solo qualche bollo da 2 € sulle fatture sopra i 77,47 € e, se ti va bene, il commercialista. Tutto il resto, INPS e imposta del primo anno, lo paghi l'anno dopo, a saldo.

Il secondo anno succede questo, con l'esempio dei 50.000 € (imposta al 5%, perché stiamo parlando di un'attività nuova):

Cosa paghi nel secondo annoImportoQuando
Saldo INPS del primo anno10.167 €20 luglio
Acconto INPS del secondo anno (80% del saldo, in due rate)8.134 €20 luglio e 30 novembre
Saldo imposta del primo anno1.950 €20 luglio
Acconto imposta del secondo anno (100% del saldo, in due rate)1.950 €20 luglio e 30 novembre
Totale uscite fiscali nel secondo annocirca 22.200 €

Nota che il saldo dell'imposta del primo anno è più alto di quello "a regime" (1.950 € invece di 1.442 €): il primo anno non hai versato contributi, quindi non hai niente da dedurre e paghi l'imposta sull'intero 78%.

Ventiduemila euro su cinquantamila fatturati. Il 44%. In un anno in cui, se non hai messo via niente il primo, ti ritrovi a luglio con una richiesta che vale quattro o cinque mesi di lavoro. È esattamente il momento in cui un sacco di freelancer chiude la partita IVA, chiede un prestito o inizia a "rateizzare" senza sapere bene cosa sta facendo.

Le scadenze nel dettaglio, con le regole dei due acconti e le date del 2026, le trovi in acconti di luglio e novembre: perché arrivano "a sorpresa".

Non è una sorpresa, è un calendario

L'INPS e l'imposta del primo anno sono dovuti dal primo giorno in cui fatturi. Il fatto che si paghino l'anno dopo non li rende meno tuoi. Se il primo anno hai fatturato 50.000 € e li hai spesi tutti, il secondo anno stai lavorando per pagare l'anno prima.

Quanto mettere via, e quando

Il metodo che usa chi ha costruito Freelancy, e che ha smesso di fargli temere luglio, è banale: il 30% di ogni incasso va su un conto separato il giorno stesso in cui entra. Non a fine mese, non "quando faccio i conti". Il giorno stesso, con un bonifico automatico o a mano.

Perché il 30% e non il 29% "esatto"? Perché nei conti sopra il 29% è la percentuale a regime con l'imposta al 15%. Con il 5% basterebbe il 23%. Ma il 30% ha tre vantaggi:

  • Copre gli anni in cui il secondo anno ti chiede saldo più acconto insieme.
  • Copre le fatture emesse e non ancora incassate: se un cliente ti paga con 90 giorni di ritardo, l'INPS non aspetta lui.
  • È facile da ricordare. Un metodo che funziona è meglio di uno preciso che non applichi.

Alla fine dell'anno, quello che avanza sul conto tasse è tuo. Diventa il tredicesimo mese che da freelancer non hai.

Se vuoi i conti precisi per il tuo caso (5% o 15%, coefficiente, primo anno o a regime) li abbiamo fatti in quanto mettere da parte per le tasse ogni mese.

Come lo facciamo in Freelancy

Nella sezione Finanza c'è un widget che si chiama "Da accantonare": legge le fatture che hai incassato nel mese, applica il tuo coefficiente e la tua aliquota, e ti dice quanto spostare sul conto tasse. Non devi ricordarti il 30%: il numero è lì ogni volta che apri la Finanza, aggiornato all'ultima fattura incassata.

Gli errori che vediamo più spesso

Confondere fatturato e reddito

"Faccio 50.000" è un fatturato. Il reddito, per il fisco, è 39.000. Quello che ti resta è 35.500. Sono tre numeri diversi e ognuno serve a una cosa: il primo per la soglia degli 85.000 €, il secondo per INPS e imposta, il terzo per decidere se puoi permetterti il mutuo.

Contare le fatture emesse invece di quelle incassate

Il forfettario è a cassa: conta quello che hai incassato nell'anno, non quello che hai fatturato. Una fattura di dicembre pagata a febbraio è reddito dell'anno dopo. Vale anche per la soglia degli 85.000 €: se sei vicino al limite, la data di incasso di una fattura può decidere in che regime sei l'anno prossimo. Ne parliamo in cosa succede se superi 85.000 € in forfettario.

Non versare i contributi nell'anno giusto

I contributi INPS si deducono dal reddito dell'anno in cui li versi. Se il commercialista ti fa pagare il saldo INPS a luglio, quella somma abbassa l'imposta dell'anno in corso. Se salti un versamento e lo recuperi l'anno dopo, la deduzione slitta. Piccola cosa, ma su 10.000 € di contributi vale 1.500 € di imposta.

Dimenticare la rivalsa del 4%

Chi è in Gestione Separata può addebitare al cliente in fattura una "rivalsa INPS" del 4%. Non è obbligatoria e molti non la mettono per non sembrare più cari. Quel 4% però è reddito a tutti gli effetti (ci paghi sopra INPS e imposta), quindi non ti restituisce il 4% pieno. Vale la pena metterla con i clienti che non battono ciglio; con quelli sensibili al prezzo, meglio ragionare direttamente sulla tariffa.

Aspettarsi che il commercialista tenga i conti al posto tuo

Il commercialista calcola e presenta. Non ti dice a marzo che stai spendendo i soldi dell'INPS, perché a marzo non sa quanto hai incassato. Questo è un lavoro tuo, e spieghiamo come dividerlo in cosa deve fare il freelancer da solo (e cosa lasciare al commercialista).

Domande frequenti

Il forfettario conviene sempre?

No. Conviene quando le tue spese reali sono più basse del "forfait" che lo Stato ti riconosce (22% con coefficiente 78%) e quando non hai molte detrazioni personali da far valere, perché nel forfettario non le usi (niente detrazione per figli a carico, spese mediche, ristrutturazioni: quelle sì restano, ma sull'IRPEF che non paghi). Sopra certe spese o con un mutuo importante da detrarre, l'ordinario può convenire. È un conto da fare con il commercialista, una volta all'anno.

Quanto pago di INPS se il primo anno fatturo poco?

In Gestione Separata non c'è un minimo fisso: paghi il 26,07% di quello che dichiari, anche se è poco. È diverso dagli artigiani e commercianti, che hanno un contributo minimo di circa 4.500 € l'anno anche a fatturato zero.

L'imposta al 5% vale davvero cinque anni?

Sì, cinque periodi d'imposta compreso quello di apertura. Se apri a novembre, il primo dei cinque anni è quello, anche se hai lavorato due mesi. Se puoi scegliere, aprire a gennaio invece che a dicembre ti regala quasi un anno di 5% in più.

Devo mettere via anche per le spese, oltre alle tasse?

Sì, ma sono due conti diversi. Il 30% copre INPS e imposta. Le spese dell'attività (software, attrezzatura, commercialista) sono un altro capitolo, e vanno pagate con il netto. Un freelancer digitale tipico spende tra il 5% e il 10% del fatturato in strumenti e servizi.

Cosa cambia nel 2026 rispetto al 2025?

Poco: la Legge di bilancio 2026 ha confermato il limite di 85.000 € e la soglia di 35.000 € di reddito da lavoro dipendente per entrare o restare nel regime. L'aliquota della Gestione Separata è salita al 26,07% (circolare INPS 8/2026). La scadenza di saldo e primo acconto è stata spostata al 20 luglio 2026.


Aggiornato al 5 settembre 2026. Fonti: Legge di bilancio 2026; circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 (aliquote Gestione Separata); D.L. 89/2026 (proroga versamenti al 20 luglio). Questo articolo è un'introduzione pratica, non una consulenza fiscale: le percentuali valgono per i professionisti in Gestione Separata e vanno verificate con il tuo commercialista per il tuo caso specifico.

Se vuoi che questi numeri si aggiornino da soli ogni volta che incassi una fattura, è quello che fa Freelancy nella sezione Finanza: provalo gratis, senza carta.

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