Ritenuta d'acconto e forfettario: perché il cliente non deve trattenere il 20% (e cosa fare se lo fa)

Fiscalità

Ritenuta d'acconto e forfettario: perché il cliente non deve trattenere il 20% (e cosa fare se lo fa)

Team Freelancy · 12 ottobre 2026 · 8 min di lettura

Ritenuta d'acconto e forfettario: di solito ci pensi il giorno in cui il bonifico arriva più basso del previsto. Fattura da 1.500 €, sul conto ne arrivano 1.200. Scrivi al cliente e la risposta è: "Il nostro amministrativo ha trattenuto la ritenuta d'acconto, come per tutti i professionisti". Peccato che tu non sia come tutti i professionisti.

Da forfettario la ritenuta del 20% non la subisci. Vediamo perché, cosa scrivere in fattura per evitarla e come recuperare i soldi quando il cliente la trattiene lo stesso.

In breve

  • I compensi del forfettario non sono soggetti a ritenuta d'acconto: lo dice l'art. 1, comma 67, della L. 190/2014.
  • In cambio devi dichiararlo al cliente: una frase in fattura che richiama il comma 67, meglio ancora una dichiarazione al primo incarico.
  • Se il cliente trattiene il 20% lo stesso, chiediglielo indietro subito. Se non si può più correggere, la recuperi in dichiarazione dei redditi o chiedi il rimborso, purché la ritenuta sia certificata.
  • Casi in cui la ritenuta arriva comunque: bonifici per ristrutturazioni (11%), incassi dopo il superamento dei 100.000 €.
  • Quando paghi tu un collaboratore, non trattieni niente, salvo che si tratti di lavoro dipendente o assimilato.

Perché il forfettario non subisce la ritenuta

Quando un'azienda paga un professionista, di norma trattiene il 20% del compenso e lo versa allo Stato a nome suo (art. 25 del DPR 600/1973). È un anticipo dell'IRPEF che il professionista pagherà con la dichiarazione. L'azienda fa da "sostituto d'imposta".

Il forfettario però l'IRPEF non la paga. Paga un'imposta sostitutiva del 15% (5% nei primi cinque anni, se hai i requisiti), calcolata sul reddito forfettario. Un acconto del 20% sul lordo sarebbe un anticipo enorme di un'imposta molto più bassa. Per questo l'art. 1, comma 67, della L. 190/2014 dice che i ricavi e i compensi del forfettario non sono assoggettati a ritenuta d'acconto da parte del sostituto d'imposta.

C'è una condizione, nella seconda frase dello stesso comma: devi rilasciare al cliente un'apposita dichiarazione da cui risulti che il reddito è soggetto a imposta sostitutiva. Il cliente non è tenuto a sapere in che regime sei. Sei tu a dirglielo.

Cosa scrivere in fattura

La circolare 32/E del 2023 dell'Agenzia delle Entrate lo riassume così: il forfettario attesta ai committenti che il reddito è soggetto a imposta sostitutiva e indica in fattura che applica il regime forfettario. In pratica, sulla fattura vanno due frasi, da salvare come testo predefinito nel software:

  • "Operazione senza applicazione dell'IVA ai sensi dell'art. 1 c. 54-89 L. 190/2014";
  • "Compenso non soggetto a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1 c. 67 L. 190/2014".

Le altre righe della fattura (bollo, rivalsa INPS, natura N2.2) sono nella guida alla fattura elettronica del forfettario.

La dichiarazione al primo incarico

Con i clienti azienda nuovi, secondo noi, conviene un passo in più: insieme al preventivo firmato o alla prima pro forma mandiamo una dichiarazione separata. Così l'amministrazione del cliente la archivia prima che arrivi la fattura, e il primo bonifico è già giusto. Un esempio di testo:

Il sottoscritto [nome e cognome], partita IVA [numero], dichiara di applicare il regime forfettario di cui all'art. 1, commi 54-89, della L. 190/2014 e che il reddito cui si riferiscono i compensi è soggetto a imposta sostitutiva. I compensi non sono quindi soggetti a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1, comma 67, della stessa legge.

Una per cliente, non una per fattura

La dichiarazione separata la mandi una volta, al primo incarico. Poi basta la frase sul comma 67 in ogni fattura. Rimandala se cambia l'ufficio che ti paga.

Se il cliente la trattiene lo stesso

Succede, soprattutto con aziende abituate a pagare professionisti in regime ordinario. Quei soldi non sono persi: sono stati trattenuti a nome tuo. Ma i tempi per riaverli cambiano molto.

1. Subito: chiedi al cliente di sistemare

Il cliente versa le ritenute entro il 16 del mese successivo al pagamento. Se te ne accorgi in tempo, l'amministrazione può ancora non versarla e mandarti un bonifico integrativo. Scrivi una mail breve, con la fattura e la dichiarazione allegate. Niente toni da sollecito: è un errore di procedura, non un cliente che non paga. Per quelli c'è la guida al cliente che non paga.

2. Se non si può più correggere: dichiarazione o rimborso

La circolare 10/E del 2016 indica due strade, quando l'errore non è più rimediabile: chiedere il rimborso all'Agenzia delle Entrate oppure scomputare le ritenute in dichiarazione. In entrambi i casi serve che il cliente le abbia certificate, cioè che compaiano nella sua Certificazione Unica. Chiedi la CU al cliente a inizio anno e controlla che ci sia l'importo trattenuto.

Nel modello Redditi le ritenute vanno nel quadro RS, prospetto "Ritenute regime di vantaggio e regime forfetario – casi particolari" (rigo RS40), e da lì nel quadro LM (rigo LM41), dove si tolgono dall'imposta sostitutiva. È un passaggio che di solito fa il commercialista: diglielo tu, perché da solo non lo vede. Cosa conviene lasciare a lui lo spieghiamo in commercialista forfettario: cosa fare da soli.

Un esempio con i numeri

Prendiamo una fattura da 1.500 € a un'azienda, pagata a marzo 2026. Lasciamo fuori il bollo per tenere i conti puliti. Il cliente trattiene il 20% per errore.

VoceSenza erroreCon ritenuta trattenuta
Compenso in fattura1.500 €1.500 €
Ritenuta del 20%0 €300 €
Bonifico ricevuto1.500 €1.200 €

Se il cliente non sistema, i 300 € tornano solo con la dichiarazione dell'anno dopo. Supponiamo che a fine anno la tua imposta sostitutiva sia di 3.500 € (numero di esempio):

Dichiarazione 2027 (redditi 2026)Importo
Imposta sostitutiva dovuta3.500 €
Ritenute subite e certificate (RS40 → LM41)− 300 €
Imposta al netto delle ritenute3.200 €

Da quei 3.200 € si tolgono poi gli acconti già versati, come sempre (li spieghiamo in acconti del forfettario). Il risultato: i 300 € li rivedi dopo più di un anno, come sconto sulle tasse. Non è una perdita, ma è liquidità che ti manca per mesi. Per questo il punto 1 conta più di tutto il resto.

I casi in cui la ritenuta arriva comunque

Bonifici per ristrutturazioni e risparmio energetico

Quando il cliente paga con il "bonifico parlante" per avere una detrazione edilizia, è la banca (o Poste) a trattenere la ritenuta all'accredito: l'11% per i bonifici dal 1° marzo 2024. La banca non sa in che regime sei e la applica comunque. Le istruzioni del modello Redditi citano proprio queste ritenute tra quelle che il forfettario recupera nel rigo RS40.

Superamento dei 100.000 €

Se nell'anno incassi più di 100.000 €, esci subito dal forfettario. Secondo la circolare 32/E del 2023, la ritenuta del 20% scatta dall'incasso che fa superare la soglia e su tutti quelli dopo, anche per fatture emesse prima. Cosa succede tra 85.000 e 100.000 € è nella guida alla soglia del forfettario.

Indennità di maternità e condomini

Le istruzioni del modello Redditi citano anche le ritenute subite sull'indennità di maternità tra quelle da recuperare nel rigo RS40. Sui condomini, che per i lavori in appalto applicano una ritenuta del 4%, non abbiamo trovato un chiarimento ufficiale specifico per il forfettario: il comma 67 parla di ritenuta d'acconto senza distinzioni, ma se lavori per un condominio senti il commercialista prima di emettere.

Come lo facciamo in Freelancy

In Finanza → Fatture vedi emesse, da incassare e incassate, con i giorni di ritardo. Quando segni un incasso, confronta l'importo con la fattura: un bonifico da 1.200 € su 1.500 € è il segnale per scrivere al cliente quel giorno stesso. La dichiarazione sul comma 67 la alleghi nella scheda del cliente, tra i documenti, così la ritrovi quando serve.

Quando paghi tu: niente ritenute

Il comma 69 della stessa legge chiude il cerchio: il forfettario non è tenuto a operare ritenute su quello che paga. Se affidi un lavoro a un altro freelance, anche in regime ordinario, gli paghi l'intero importo della fattura. L'eccezione sono le ritenute sul lavoro dipendente e sui redditi assimilati (artt. 23 e 24 del DPR 600/1973): se assumi, quelle le devi fare.

In cambio, nella dichiarazione dei redditi indichi il codice fiscale di chi hai pagato senza ritenuta e l'importo. Tienilo a mente quando a inizio anno raccogli i documenti per il commercialista.

Gli errori che vediamo più spesso

Non scrivere niente in fattura

Senza la frase sul comma 67 e senza dichiarazione, l'amministrazione del cliente applica la procedura standard: trattiene il 20%. Dal suo punto di vista non sta sbagliando.

Rifare la fattura da 1.200 €

La fattura da 1.500 € è giusta e resta così. Il compenso è 1.500 €: 300 € li ha versati il cliente a nome tuo, non sono uno sconto. Non serve una nota di credito.

Lasciar perdere fino alla dichiarazione

Molti se ne accorgono, pensano "tanto la recupero" e non scrivono al cliente. Così 300 € tornano dopo più di un anno, e solo se la ritenuta è certificata. Una mail entro il mese chiude tutto.

Trattenere il 20% a chi paghi tu

Chi arriva dal lavoro dipendente o da uno studio a volte lo fa per abitudine. Da forfettario non devi: paga il lordo della fattura.

Domande frequenti

Basta la frase in fattura o serve una dichiarazione a parte?

La legge chiede un'apposita dichiarazione, e l'Agenzia delle Entrate indica di esplicitare in fattura il regime forfettario. La frase sul comma 67 in ogni fattura è il minimo. Con i clienti azienda nuovi conviene aggiungere la dichiarazione separata al primo incarico.

Anche un privato può trattenermi la ritenuta?

No. La ritenuta la applicano i sostituti d'imposta, cioè aziende, enti, professionisti e condomini. Un privato ti paga sempre l'intero importo.

E se le ritenute subite superano l'imposta sostitutiva?

In dichiarazione il risultato diventa negativo: hai un credito verso il Fisco. In alternativa alla dichiarazione puoi chiedere il rimborso all'Agenzia delle Entrate. Senti il commercialista su quale strada conviene.

La ritenuta trattenuta conta come incasso?

Il compenso della fattura resta quello pieno: la ritenuta è un pagamento fatto a nome tuo. Per i conti di casa, però, quei soldi sul conto non ci sono finché non li recuperi. Il calcolatore del netto ti aiuta a capire quanto ti resta davvero.


Aggiornato al 12 ottobre 2026. Fonti: L. 190/2014, art. 1, commi 67 e 69; DPR 600/1973, art. 25 (ritenuta del 20% sul lavoro autonomo); Agenzia delle Entrate, circolare n. 10/E del 4 aprile 2016, par. 4.2.1; circolare n. 32/E del 5 dicembre 2023, par. 3.3; istruzioni del modello Redditi PF 2026, fascicolo 3 (prospetto "Ritenute regime di vantaggio e regime forfetario – casi particolari", righi RS40 e LM41); Agenzia delle Entrate, "Le regole da rispettare per avere le agevolazioni fiscali" (ritenuta dell'11% sui bonifici dal 1° marzo 2024). Non è una consulenza fiscale: per la tua situazione senti il tuo commercialista.

Vuoi vedere quanto ti resta in tasca da forfettario, ritenute a parte? Prova il calcolatore del netto.

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